STANZE

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rassegna di spettacoli proposti in appartamenti, tetti, terrazze e cave a Carrara

COSI’ SU DUE PIEDI

di Davide Grillo e Daniela Piperno

con Daniela Piperno

28 giugno 2017 – ore 21

Casa privata – Carrara

ANTROPOLAROID

di e con Tindaro Granata

luci e suoni Cristiano Cramerotti

organizzazione/produzione Paola Binetti

produzione Proxima Res

4 luglio – ore 21

Casa privata – Carrara

PRANZO D’ARTISTA

con Lorena Nocera e Giovanni Battista Storti

adattamento e regia Giovanni Battista Storti

produzione Teatro Alkaest

12 luglio 2017 – ore 21

Casa privata – Carrara

DIALOGHI DEGLI DEI

uno spettacolo di Massimiliano Civica e I Sacchi di Sabbia

con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Iliano, Giulia Solano

produzione Compagnia Lombardi – Tiezzi in co produzione con I Sacchi di Sabbia e il sostegno della Regione Toscana

26 luglio 2017 – ore 21

Casa privata – Carrara


COSI’ SU DUE PIEDI

Lo spettacolo è nato da una ”chiamata”, quella di Andrée Shammah, direttrice del Teatro Franco Parenti di Milano. Stava organizzando delle serate in cui un attore avrebbe raccontato la sua vita. La proposta lì per lì mi ha terrorizzata; l’attore infatti passa la vita nascondendosi dietro le sembianze dei personaggi che interpreta ed è in questo modo un po’ vigliacco che riesce ad avere a che fare col mondo.

Mettersi a nudo e per di più di fronte a una platea per un attore è quasi un paradosso.

Ho passato una notte d’inferno e poi le ho detto di sì, forse per sfidare me stessa e le mie reticenze, o forse solo perché si trattava di un’esperienza assolutamente nuova.

Così ho fatto risalire alla memoria gli snodi, gli incontri, gli assilli di questa mia vita, scandita dalla presenza costante dei cani che mi hanno accompagnato (e si sa quanta contiguità ci sia tra cani e attori).

E, se è vero che la narrazione che uno fa di sé si mangia sempre la verità, è anche vero che ricordi quello che per te ha significato qualcosa, ti ha mosso e su quello ti sei costruito la personalità.

Alla fine, volente o nolente, ho capito che il sentimento che mi determina è il tragicomico: quel bilico tra tragedia e commedia che a me pare spieghi più di tutto la nostra inadeguatezza nello stare al mondo.

Daniela Piperno

Teatro – Inizia costituendo il Teatro dell’Elfo di Milano con cui resta per tre anni. In seguito, insieme a Lucia Vasini e Pia Engleberth, dà vita al trio comico “Sorelle Sister”.

Lavora poi per nove anni con Carlo Cecchi: La locandiera, Finale di partita, Misura per misura, La dodicesima notte.

Con Andrée Shammah, Peter Pan.

Con Alessandra Cutolo, Uno di Gabriele Frasca.

Per la regia di Alessandro Machia, Sogno d’autunno di Jon Fosse.

Per Face à Face, Due vecchiette vanno al Nord di Pierre Notte, regia Marcello Cotugno, con la regia di Andrea De Rosa: Manfred di Byron, musiche di Robert Shumann.

Con la regia di Lucia Calamaro è nello spettacolo L’origine del mondo.

Con Giuseppe Bertolucci è nello spettacolo The good body-Il corpo giusto di Eve Ensler

Cinema – Pane e Tulipani, regia Silvio Soldini; Le ombre rosse, regia di Citto Maselli; Si può fare,

ANTROPOLAROID

Definire Antropolaroid non è semplice: a oggi non c’è nulla di paragonabile al lavoro originalissimo di Granata. Forse dovremmo chiamare in causa il teatro dei racconti e della terra sicula o semplicemente un lavoro sull’immaginazione, la musica, la memoria.

Antropolaroid è spettacolo di cupa bellezza, struggente, attraversato da un’inquietudine dolorosa, dove a tratti si coglie ugualmente, amaramente, l’occasione di ridere, per la caratterizzazione dei personaggi, il loro susseguirsi sulla scena, per l’abilità stessa dell’attore nel trasformarsi: tante le metamorfosi.

Tindaro Granata da solo racconta di figure familiari, di generazioni, di una terra, la Sicilia, da cui anche allontanarsi. Con il proposito di andare a Roma, diventare attore, fare del cinema …

Perché dentro questo spettacolo ad alta condensazione e intelligenza teatrale, ci sono, rielaborate con molta sensibilità, schegge di storia dello stesso interprete in scena, con quel titolo che fonde insieme la ricerca antropologica con lo scatto fotografico, la memoria trattenuta nell’immagine, racconto tramandato, vissuto profondamente. Antropolaroid è creazione teatrale colma di molte emozioni, per il testo, la recitazione, per la concretezza e l’universalità della narrazione, il ritmo avvolgente.

Tindaro Granata passa attraverso i decenni in molteplici ruoli, a ogni età, maschio o femmina, tra giochi, balli, lavoro, relazioni familiari, paure, brevi passaggi ogni volta a comporre dialoghi, legami, situazioni, lui solo e tanti.

La novità di uno spettacolo come Antropolaroid sta nell’utilizzo di una tecnica, antica, come quella del “cunto”, che viene scomposta e il meccanismo del racconto viene sostituito dalla messa in scena dei dialoghi tra i personaggi del racconto. Non vengono narrati i fatti, ma i personaggi parlano tra di loro e danno vita alla storia.

Tindaro Granata nasce a Tindari (Me) nel 1978.

Nel 2000 si trasferisce a Roma, dove frequenta diversi corsi di recitazione ma il suo percorso teatrale inizia nel 2002 con Massimo Ranieri, in occasione della messa in scena dello spettacolo Pulcinella, diretto da Maurizio Scaparro.

Con Carmelo Rifici, inizia un felice sodalizio che lo porta a lavorare in diversi spettacoli a partire da Il nemico e La testa del profeta, per il festival di San Miniato; ne Il gatto con gli stivali e nel Giulio Cesare, al Piccolo Teatro di Milano; in Fedra di Euripide per il festival del Dramma Antico; per lo Stabile di Bolzano nel cast de La rosa bianca e Sanguine Inciostro; infine nella Proxima Res, associazione di cui è Direttore Artistico, viene diretto in Buio e in Chi resta.

Mette in scena Antropolaroid, spettacolo sulla storia della sua famiglia, con cui, nel 2010 vince, per la sezione della Giuria Popolare, il concorso Borsa Teatrale Anna Pancirolli.

PRANZO D’ARTISTA

Tra cibo e musica, gli spettatori sono invitati a sedersi intorno a un grande tavolo in compagnia degli attori, per vivere l’esperienza originale di un piccolo ma intenso poema gastronomico.

Occasione della inconsueta situazione teatrale è la narrazione tratta dal racconto Il pranzo di Babette della scrittrice danese Karen Blixen, in cui l’esperienza conviviale si trasforma in una sorta di esperienza amorosa, nell’elogio della fedeltà e della riconoscenza, oltre che del potere dei sensi. Il tema fondamentale che la Blixen pare voler indagare attraverso il cibo, vero e proprio mezzo di trasmissione di norme e valori e quindi di cultura, è lo scambio di informazioni che intercorre fra colui che ospita e l’ospite stesso.

Per celebrare nel migliore dei modi questo rito teatrale e gastronomico, il pubblico è invitato a offrire una pietanza di sua scelta, un piatto particolarmente caro che, al termine dello spettacolo, verrà condiviso con i partecipanti.

Il pranzo di Babette fu scritto da Karen Blixen negli anni ’50 e da qui venne tratto il film omonimo, nel 1987 vincitore dell’Oscar come miglior film straniero, per la regia di Gabriel Axel.

Siamo alla fine dell’800; in un remoto paesino della Norvegia, due anziane signore vivono in religiosa frugalità insieme ai fratelli e alle sorelle che compongono la congregazione fondata dal loro genitore. Quella vita semplice e immutabile viene messa a repentaglio dall’arrivo di una profuga francese, Babette Hersant, in fuga perché ricercata dalla polizia. Pur temendo la straniera, lo spirito caritatevole induce le due sorelle ad accogliere la giovane, che resterà al loro servizio per ben 14 anni. Fin quando Babette vince una grande somma di denaro alla lotteria – ben diecimila franchi dell’epoca –; ma invece di fare ritorno in patria, decide di spendere l’ammontare dell’intera vincita per cucinare e offrire alla piccola comunità che l’ha adottata un vero e indimenticabile pranzo francese.

Il Teatro Alkaest, nato nel 1984 dalla straordinaria esperienza del gruppo di attori italiani che hanno fatto parte del Teatr Cricot2 di Tadeusz Kantor, affianca alla ricerca di nuove forme drammaturgiche anche un’intensa attività in ambito socio-culturale e un originale percorso nella direzione del teatro di comunità.


DIALOGHI DEGLI DEI

Dialoghi degli dei celebra il singolare incontro tra Massimiliano Civica, regista noto per il severo rigore e l’asciuttezza formale con cui affronta materiali drammaturgici perlopiù impegnativi e I sacchi di sabbia, un gruppo toscano che ha fatto dell’ironia e della spigliatezza del linguaggio la sua peculiare cifra stilistica.

Un testo praticamente dimenticato dell’antichità classica, pungente raccolta di gossip su vizi e trasgressioni degli abitanti dell’Olimpo opera di Luciano di Samosata – scrittore e retore greco del II secolo dopo Cristo – è al centro delle alterne relazioni tra un’insegnante e due suoi allievi, uno premiato per la sua solerzia, l’altro perseguitato per una presunta riluttanza ad apprendere e per giunta colpito da zot divini.

Seduti ai loro banchi di scuola e con i calzoni corti, nonostante l’aspetto per nulla infantile, i due, interrogati su tresche e malefatte degli immortali sperimentano sulla propria pelle le ingiustizie della scuola che preludono alle future ingiustizie della vita.

La compagnia I Sacchi di sabbia nasce a Pisa nel 1995 e nel panorama della scena teatrale italiana si distingue per la capacità di far incontrare tradizione popolare e ricerca culturale spingendosi di volta in volta nell’esplorazione creativa di terreni diversi, dalla letteratura al cinema (Sandokan o la fine dell’Avventura e Tràgos), dal fumetto all’opera (ESSEDICE e Don Giovanni di Mozart). La Compagnia ha ricevuto un Premio UBU Speciale nel 2008 e il Premio Nazionale della Critica nel 2011. Nel 2016 I sacchi di sabbia vincono il Premio Lo Straniero per la loro attività.



Teatro sui tetti

Rassegna di spettacoli proposti in appartamenti, tetti, terrazze e cave di Carrara