Diario di Eva
di Dario Fo
Lettura scenica a cura di e con Anna Della Rosa
3 giugno ore 20
Centro Artistico Alik Cavaliere
via Edmondo De Amicis 17 – Milano
Note di regia
Siccome la donna è il dialogo, il Paradiso per lei significa poter esercitare questo dialogo con un altro. (Carla Lonzi, Vai pure. Dialogo con Pietro Consagra)
Diversi anni fa cercavo un brano da studiare per i provini che mi attendevano e trovai questo incantevole testo. Contiene vari personaggi ma la protagonista, che ha molti e spassosi monologhi, è Eva. Ne scelsi uno in particolare e con un opportuno taglia e cuci ricavai un pezzo di una decina di minuti. Da allora mi era rimasto però il desiderio di fare una lettura recitata, e qua e là cantata, dell’intero “arazzo”, dando voce a tutti i personaggi secondo la grande lezione di Fo e Rame. Al centro della storia c’è lei, la Prima Donna, che nel raccontare la sua vita evoca e dà vita a Adamo, a Caino e Abele, all’Angelo, a Dio.
Eva è la sorgente di un sapere profondo gioioso e vitale in opposizione a un Adamo rozzo e poco brillante, è colei che inventa il linguaggio, dà il nome a animali e fiori, e con meraviglia e rispetto scopre la natura, l’altro, l’amore, il dolore. Fo, come racconta nella sua introduzione alla pièce, legge Il diario di Eva scritto da Mark Twain e gli viene voglia di riscrivere tutta la storia come un grande madrigale. Immagina che Eva quasi cinquantenne e dunque già da tempo cacciata dal paradiso terrestre, ritrovi il diario che aveva scritto appena “nata” e ce lo legga. Il suo racconto è un affresco brillante pervaso di tenerezza e di intelligenza che mette in luce “la superiorità della donna” (Dario Fo, Diario di Eva, introduzione).
Con una lingua poetica ispirata a un succoso dialetto del centro Italia, prosegue Fo, “Eva ci spiega la sua vita e il suo rapporto con quello stupidotto di Adamo a cui ha dato il suo sapere e la sua sapienza; lo ha amato al punto da fargli credere che il vero genio fosse lui. Adamo trasformerà il suo sapere di donna in potere di uomo, con le conseguenze che tutti sappiamo”.
Attraverso l’estrema semplicità della messinscena – un corpo, una voce, un leggio -desidero far rivivere questa favola attraverso la potenza della parola nuda che con tutto il godimento della comicità schietta e raffinata di Fo e Rame, ci fa riassaporare l’Amore e la sete di conoscenza attraverso gli occhi di Eva. Due canzoni, molto spiritose, del repertorio di Mina meno conosciuto, cantate a cappella, amplificano e illuminano la grazia del testo.

