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STANZE

  /  2026   /  Di cosa parliamo quando parliamo d’amore

un progetto di Claudio Cirri
dall’omonimo racconto di Raymond Carver (Copyright © Raymond Carver, 1981, Copyright renewed © Tess Gallagher, 1989, All rights reserved)
traduzione Riccardo Duranti
regia Claudio Cirri
con Maria Bacci Pasello, Luisa Bosi, Fabio Mascagni, Woody Neri
produzione Sotterraneo
con il contributo di Fondazione CR Firenze
con il sostegno di Comune di Firenze, Regione Toscana, Mic, Materia Prima Festival/Murmuris

15 giugno 2026 alle ore 18, alle ore 19,30 e alle ore 21
Fondazione Adolfo Pini
Corso Garibaldi, 2 – Milano

info@lestanze.eu

Durante gli intervalli tra una replica e l’altra e’ previsto un aperitivo offerto da “The Golden Spoon”

I racconti di Raymond Carver sono come quadri di Hopper: silhouette di personaggi che per un attimo si affacciano sul mondo – un mondo svuotato, silenzioso, e dunque carico di tensione –, esistono giusto il tempo di essere investiti da una luce di taglio, inquadrati da una finestra, sorpresi in una conversazione privata, e poi scompaiono all’interno delle proprie biografie inventate. Non fa eccezione Di cosa parliamo quando parliamo d’amore: due coppie di amici sedute a un tavolo parlano davanti a una bottiglia di gin, si scambiano opinioni sull’amore, discutono di dove andare a cena. Ridono, scherzano. A poco a poco le parole, i gesti, i silenzi rivelano tensioni sotterranee di cui non sappiamo e non sapremo origine ed esito, ma che si insinuano nella conversazione e la fanno deragliare. Il racconto ha una struttura intrinsecamente drammaturgica, e dunque ci è sembrato naturale far incarnare questi personaggi a quattro attori in grado di dare vera e propria voce alle parole di Carver, così come ci è sembrato altrettanto naturale pensare di collocarli nell’habitat in cui si trovano ad agire: la stanza di una casa privata, seduti attorno a un tavolo, imprigionati ciascuno nel proprio lato, con il pubblico libero di spostarsi intorno a loro e osservarli. I personaggi del racconto si mettono a nudo tra di loro, non hanno niente a cui aggrapparsi se non bicchieri pieni di gin, e così saranno i quattro attori davanti al pubblico: nessuna musica di sottofondo, nessun apparato scenografico, nessun coup de théâtre, soltanto quattro sedie, una bottiglia e gli occhi dei presenti tutto attorno. Spettatori e attori saranno complici di un rito che ci riporta alle origini del teatro: dai racconti intorno al fuoco con cui si cementavano le comunità dei primi Sapiens a un racconto intorno a un tavolo che crea una microcomunità chiamata a immedesimarsi e riconoscersi in parole scritte da altri, pronunciate da altri, in una stanza abitata da altri, per rintracciare i tratti costitutivi della nostra condizione di esseri umani.


ph. Alain Battiloro


Questo spettacolo è realizzato in collaborazione con Fondazione Adolfo Pini.

Stanze 2026 è sostenuta dal patrocinio di Fondazione Cariplo.

Si ringrazia The Golden Spoon Catering per l’aperitivo