STANZE

  /  2016   /  Antropolaroid

di e con Tindaro Granata
scene e costumi Margherita Baldoni e Guido Buganza
disegno luci Matteo Crespi
elaborazioni musicali Daniele D’Angelo
organizzazione/distribuzione Paola Binetti
produzione Proxima Res

17 dicembre 2016 – ore 20.30
Casa privata – Rivalta di Gazzola (PC)

Definire Antropolaroid non è semplice: a oggi non c’è nulla di paragonabile al lavoro originalissimo di Granata. Forse dovremmo chiamare in causa Charlie Chaplin, ma anche il teatro dei racconti e della terra sicula o semplicemente un lavoro sull’immaginazione, la musica, la memoria. Antropolaroid, spettacolo di cupa bellezza, struggente, attraversato da un’inquietudine dolorosa, dove a tratti si coglie ugualmente, amaramente, l’occasione di ridere, per la caratterizzazione dei personaggi, il loro susseguirsi sulla scena, per l’abilità stessa dell’attore nel trasformarsi: tante le metamorfosi. Straordinario Tindaro Granata da solo racconta di figure familiari, di generazioni, di una terra, la Sicilia, da cui anche allontanarsi. Con il proposito di andare a Roma, diventare attore, fare del cinema … Perché dentro questo spettacolo ad alta condensazione e intelligenza teatrale, ci sono, rielaborate con molta sensibilità, schegge di storia dello stesso interprete in scena, con quel titolo che fonde insieme la ricerca antropologica con lo scatto fotografico, la memoria trattenuta nell’immagine, racconto tramandato, vissuto profondamente. Antropolaroid è creazione teatrale colma di molte emozioni, per il testo, la recitazione, per la concretezza e l’universalità della narrazione, il ritmo avvolgente. Tindaro Granata passa attraverso i decenni in molteplici ruoli, a ogni età, maschio o femmina, tra giochi, balli, lavoro, relazioni familiari, paure, brevi passaggi ogni volta a comporre dialoghi, legami, situazioni, lui solo e tanti . La novità di uno spettacolo come Antropolaroid sta nell’utilizzo di una tecnica, antica, come quella del “cunto”, che viene scomposta e il meccanismo del racconto viene sostituito dalla messa in scena dei dialoghi tra i personaggi del racconto. Non vengono narrati i fatti, ma i personaggi parlano tra di loro e danno vita alla storia. Per la sua originalità e l’innovazione che rappresenta per la scena teatrale italiana, lo spettacolo vince:

Tindaro Granata nasce a Tindari (ME) nel 1978. Nel 2000 si trasferisce a Roma, dove frequenta diversi corsi di recitazione ma il suo percorso teatrale inizia nel 2002 con Massimo Ranieri, in occasione della messa in scena dello spettacolo Pulcinella, diretto da Maurizio Scaparro. Con Carmelo Rifici, inizia un felice sodalizio che lo porta a lavorare in diversi spettacoli a partire da Il nemico e La testa del profeta, per il festival di San Miniato; ne Il gatto con gli stivali e nel Giulio Cesare, al Piccolo Teatro di Milano; in Fedra di Euripide per il festival del Dramma Antico; per lo Stabile di Bolzano nel cast de La rosa bianca e Sanguine Inciostro; infine nella Proxima Res, associazione di cui è direttore artistico, viene diretto in Buio e in Chi resta. Mette in scena Antropolaroid, spettacolo sulla storia della sua famiglia, con cui, nel 2010 vince, per la sezione della Giuria Popolare, il concorso Borsa Teatrale Anna Pancirolli . Nel 2011 vince il “Premio della Critica” assegnatogli dall’Associazione Nazionale Critici Teatrali per la messa in scena e l’interpretazione di Antropolaroid. Nel 2012 gli viene assegnato il Premio Fersen alla figura de “Attore Creativo”. Nel 2013 dirige e partecipa anche come attore a Invidiatemi come io ho invidiato voi (prod. BIBOteatro e Proxima Res) e nello stesso anno gli viene assegnato il Premio Fersen alla Regia. Nel 2013 vince il primo “Premio Mariangela Melato” – attore emergente. Nel 2014 vince il Premio “Franco Enriquez” alla Drammaturgia per il testo Invidiatemi come io ho invidiato voi. La sua ultima creazione teatrale è Geppetto e Geppetto. Nell’ottobre 2016 per Stanze nasce La memoria che vedi, dalle parole dell’artista visivo Tommaso Guarino, con Mariangela Granelli e Francesca Porrini.