STANZE

  /  2021   /  A colpi d’ascia – un’irritazione

di Thomas Bernhard
traduzione Agnese Grieco e Renata Colorni

concerto per voce e fiati
realizzato in collaborazione con Agorà
e con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Russi
riduzione drammaturgica, mise en espace e interpretazione Marco Sgrosso
musiche dal vivo Cristiano Arcellisassofoni, flauto traverso melodica e clarinetto basso
luci e cura del suono Roberto Passuti
un ringraziamento ad Elena Bucci per la sua preziosa voce

lunedì 29 novembre 2021 – ore 19.30
Circolo Filologico Milanese
via Clerici, 10 – Milano

… e intanto correvo come fuggendo da un incubo, correvo, correvo sempre più velocemente… e pensavo, mentre correvo …
che le persone che ho sempre odiato e odio adesso e sempre odierò… le maledico ma non posso fare a meno di amarle,
e mentre correvo pensavo che queste persone sono comunque le mie persone e sempre lo saranno,
e correvo, correvo, e pensavo che su questa cosiddetta cena artistica io scriverò, pensavo,
senza sapere che cosa, semplicemente ci scriverò sopra qualcosa, e correvo, correvo,
e pensavo scriverò subito su questa cosiddetta cena artistica, non importa che cosa, solo subito, pensavo,
immediatamente, pensavo, immediatamente, subito e immediatamente, prima che sia troppo tardi…

Folgorato dall’efficacia della scrittura di Thomas Bernhard, incantato dal suo stile fulmineo e ridondante, dall’intreccio di reiterazioni, assonanze e dissonanze che rendono i suoi testi simili a partiture musicali, l’idea di lavorare ad una riduzione di questo romanzo mi seduceva da tempo, per il fascino che esercita su di me la figura del narratore: uomo tormentato, aggressivo ma al tempo stesso vulnerabile, simile ad un animale braccato.
Nel mio percorso in solo, il suo ritratto si collega ad altri due affrontati in passato, accomunati a questo dall’urgenza di raccontarsi con impietosa sincerità attraverso un flusso inarrestabile di parole, che battono sulla carta e sulla lingua come una pioggia di pietre in corsa verso la deflagrazione: dopo lo straziato figlio/madre di Ella di Achternbusch e il tormentato “io” descritto da Dostoevskji nelle Memorie del sottosuolo, l’approdo allo scrittore di ‘A colpi d’ascia’ segna la chiusura ideale di una trilogia dedicata al tema della confessione impietosa e dell’identità spezzata.
In A colpi d’ascia mi ha anche profondamente coinvolto l’analisi della figura dell’artista in conflitto, con se stesso prima ancora che con gli altri, e tanto più incatenato al suo universo quanto più fortemente vorrebbe fuggirlo.
Con la sua ironia caustica e spietata, Bernhard scandaglia miserie, perfidie e ipocrisie dell’ambiente artistico della sua amata e odiata Vienna, ma il livido quadro finale che emerge da questo vorticoso ‘pamphlet’ non ha confini geografici. Senza sconti per nessuno, letteralmente a colpi d’ascia, la sua penna implacabile traccia ritratti al vetriolo di artisti e intellettuali riuniti nell’atroce mondanità di una cena ‘artistica’ come ad un festino di maschere grottesche, in cui falsità, invidia, cinismo e arroganza affiorano senza pudore mentre il tragico suicidio di un’amica comune diventa palcoscenico di orrende e ridicole vanità.
In scena pochissimi elementi: l’attore in smoking e un leggio, segno voluto della trasmissione orale della pagina scritta, la passione e l’asprezza delle parole, un cucchiaio d’argento per la zuppa dell’attore del Burg, poche luci avvolgenti o taglienti e il musico con i suoi preziosi strumenti, che intrecciano i loro fiati morbidi o stridenti alle onde sonore di Mahler, Purcell, Beethoven, Marlene e Dalida.
(Marco Sgrosso)                                                                                              

Marco Sgrosso
Attore, regista e pedagogo, diplomato alla Scuola di Teatro di Bologna diretta da Alessandra Galante Garrone, studia in seminari diretti da Carlo Merlo, Pierre Byland, Sandro Sequi, Thierry Salmon.
Dal 1985 entra nella compagnia di Leo de Berardinis, partecipando a quindici spettacoli da King Lear a Totò Principe di Danimarca, Il ritorno di Scaramouche, I giganti della montagna. Nel 1993 fonda con Elena Bucci la Compagnia Le Belle Bandiere che, oltre alla cura di eventi sul territorio tra cui la battaglia per ristrutturazione del Teatro Comunale di Russi, produce spettacoli che spaziano da scritture sceniche originali (L’amore delle pietre, Gli occhi dei matti, Cavalieri Erranti, Le amicizie pericolose, La pazzia di Isabella, diretti a quattro mani), alla drammaturgia contemporanea (Santa Giovanna dei Macelli e La morte e la fanciulla con regia di Elena; Delirio a due, diretto insieme per il TPE e L’amante, diretto insieme per il CTB), alla rilettura dei classici (Il berretto a sonagli, Anfitrione, Il Mercante di Venezia, Le smanie per la villeggiatura – premio ETI Olimpic 2007 – realizzati in collaborazione con Diablogues e Teatro degli Incamminati). Nel 2005 inizia il sodalizio con il Centro Teatrale Bresciano (Macbeth, Hedda Gabler, La locandiera, Antigone, Svenimenti, La canzone di Giasone e Medea, Le relazioni pericolose, Ottocento) e nel 2017 con Emilia Romagna Teatro (Prima della pensione di Bernhard). Nel 2018 CTB ed ERT coproducono L’anima buona del Sezuan e nel 2021 Caduto fuori dal tempo di David Grossman.
Da solo è regista e interprete di Ella di Achternbusch, Basso Napoletano, Memorie del sottosuolo, L’angelo abietto – dedicato a Chet Baker, A colpi d’ascia – un’irritazione, dal romanzo di Thomas Bernhard.
Tra il 2004 e il 2020 partecipa a diversi progetti di Farneto Teatro con la regia di Maurizio Schmidt, dal Decameron di Boccaccio a testi di Machiavelli e Shakespeare, fino a Sketches and Shorts Plays di Pinter. Diretto da Roberto Latini recita ne Il Teatro Comico (2018), prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, per il quale è candidato ai premi Ubu come migliore attore dell’anno, in Mangiafoco (2019) e ne L’Armata Brancaleone (2021). Con la regia di Alessandro Serra, interpreta Lopachin ne Il giardino dei ciliegi (edizione 2021) e Prospero ne La tempesta (2022).
Dal 1992 dirige laboratori di pedagogia teatrale per l’Università di Bologna, l’Accademia Nico Pepe di Udine, la Scuola Paolo Grassi di Milano e l’Accademia Teatrale Veneta.
Come attore ha lavorato in spettacoli diretti da Cesare Ronconi, Mario Martone, Raul Ruiz, Claudio Morganti, Francesco Macedonio. Come regista, dirige Marco Alotto in Don Francesco Foglia Sacerdote ed Elisabetta Vergani in Elektra di Hoffmannsthal. Nel cinema lavora in film diretti da Raul Ruiz e Tonino de Bernardi, fino alla partecipazione in Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino.

Le Belle Bandiere – sito / Marco Sgrosso – blog


Circolo Filologico Milanese

Il Circolo Filologico Milanese, fondato nel 1872, è la più antica associazione culturale della città e una delle prime in Italia. Scopo statutario è quello di “promuovere e diffondere la cultura e particolarmente lo studio delle lingue e delle civiltà straniere”.
Il Circolo Filologico Milanese ha ottenuto negli anni vari riconoscimenti: Ente Morale per Regio Decreto del 1905, premiato nel 1962 con la Medaglia d’Oro di Benemerenza del Comune di Milano, Ente Culturale di interesse regionale con Decreto del 1995. E’ del gennaio 2008 il prestigioso riconoscimento del Comune di Milano Assessorato alle Politiche del Lavoro e dell’Occupazione che assegna al Circolo Filologico, unitamente ad altri cinque Enti milanesi il ruolo storico di caposaldo della formazione linguistica a Milano. 

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