STANZE

  /  2021   /  HeLa ovvero l’immortalità di Henrietta Lacks

di e con Nicola Bortolotti e Lorenzo Fontana
una produzione Invisibile Kollettivo
in video il Dottor. Antonio Maestri
le voci registrate sono di Elena Russo Arman e Alessandro Mor
si ringraziano: Elena Russo Arman, Alessandro Mor, Dario Martinez, Alessandra Novaga, Luca Riccati, Cine Teatro Baretti Torino, Cantieri Meticci Bologna

domenica 10 ottobre 2021 – ore 19.00
Heracles Gymnasium
via Padova, 21 – Milano

Ho appesa alla parete una vecchia foto, con un angolo strappato, tenuta insieme dal nastro adesivo. Raffigura una donna che non ho mai conosciuto. Guarda dritta nell’obiettivo e sorride, le mani sui fianchi fasciati dal vestito della festa, stirato a puntino. Le labbra sono dipinte di rosso vivo. È la fine degli anni Quaranta, e la donna non ha nemmeno trent’anni. La pelle è liscia e ambrata, gli occhi allegri e ancora pieni di gioventù. Non sa che dentro di lei sta crescendo un tumore che di lì a poco renderà orfani cinque bambini e cambierà la storia della medicina.”

HeLa è la sigla che indica una linea cellulare di vitale importanza nelle ricerche sul cancro e su molte altre malattie: cellule speciali, tanto resistenti da essere praticamente immortali, vendute e comprate da decenni nei laboratori di tutto il mondo. Ma quelle quattro lettere racchiudono anche una storia straordinaria, emblematica – e soprattutto una persona in carne ed ossa.
Henrietta Lacks lavorava nei campi di tabacco della Virginia, come i suoi antenati schiavi. Poco prima che morisse per un tumore, nel 1951, i medici, senza chiedere alcun consenso, prelevarono un campione dei suoi tessuti e si accorsero presto di un fenomeno sbalorditivo, mai registrato prima nella storia della medicina: le cellule tumorali continuavano a crescere fuori dal corpo, in laboratorio. Henrietta era ‘immortale’. Come lei, nemmeno la sua famiglia fu messa al corrente dell’incredibile scoperta, né tantomeno dell’industria miliardaria che si sviluppò dal commercio delle sue cellule, e solo molti anni dopo i figli di Henrietta vennero a conoscenza di tutta la storia.
Questa vicenda appassionante – da cui è stato tratto anche un film con Oprah Winfrey – intreccia il passato di una famiglia afroamericana, vissuta nella segregazione razziale degli anni Cinquanta, con la ricerca scientifica e l’etica medica, e ci pone domande attualissime sulla vita e sulla morte: chi dispone del materiale biologico di cui siamo fatti? Chi custodisce la memoria di ciò che siamo stati?

Invisibile Kollettivo nasce nel 2017 dal “reincontro” tra Elena Russo Arman, Franca Penone, Alessandro Mor, Lorenzo Fontana e Nicola Bortolotti.
Formatisi come attori negli stessi anni (tra il ’91 e il ’95), chi allo Stabile di Torino, chi al Piccolo Teatro di Milano, dopo aver incrociato i loro percorsi individuali con maestri indiscussi delle scene (da Ronconi a Strehler, da Stein a Cobelli, da De Capitani e Bruni, da Lavia a Mauri e a Martone, per citarne alcuni) e aver avuto esperienze anche nell’ambito della regia, alla soglia dei cinquanta, decidono di mettersi insieme attratti dalla possibilità di realizzare in teatro romanzi, o comunque testi che non nascono direttamente per la scena, in spettacoli basati sulla centralità degli attori e animati da una piccola utopia: la ricerca di democrazia nello spazio meno democratico del mondo, il palcoscenico.
Nasce, così, un dittico sul tema dell’identità formato dalle letture sceniche dei romanzi L’Avversario di Emmanuel Carrère e Open di André Agassi, spettacoli entrambi prodotti dal Teatro dell’Elfo.
La definizione “lettura scenica”, lungi dal riferirsi a una resa improntata alla staticità, vuole indicare un lavoro che rinuncia sia alla mediazione di una “lettura registica” sia  al ricorso ad un adattamento drammaturgico dei testi, puntando a rendere     tridimensionale la parola scritta solo attraverso i corpi e le interpretazioni degli attori. In quest’ottica diventa fondamentale la presenza fisica dell’oggetto-libro in scena, vera e propria “maschera” posta tra l’opera letteraria e il lavoro attoriale.


Heracles Gymnasium

Ginnàsio s. m. [dal lat. gymnasium, gr. γυμνάσιον, der. di γυμνάζω «fare esercizî ginnici», da γυμνός «nudo»].
Nell’antica Grecia, originariamente luogo dove i giovani si esercitavano, nudi, nei giochi atletici, e in seguito anche centro di educazione spirituale e di ritrovo, in cui si tenevano banchetti, feste, rappresentazioni teatrali, lezioni, conferenze.
Heracles Gymnasium nasce nel 2015 in via Padova, crocevia di culture e arteria pulsante di un rinnovamento cittadino che vede nella diversità una risorsa per la rinascita dei quartieri.
Heracles Symposium nasce all’interno della progettualità di Heracles Gymnasium per attuare proposte concertistiche, teatrali e figurative. Un elemento fondamentale per la riapertura di un antico ginnasio è la presenza di attività artistiche e performative all’interno dello stesso spazio dove si pratica attività sportiva.
Formata da diversi direttori artistici per la gestione di quattro filoni culturali (arte teatrale, arte figurativa, musica classica, musica tradizionale), Heracles Symposium offre annualmente una programmazione variegata, attenta alla qualità e al messaggio che intende diffondere: la cultura come base fondante per accrescere il Sé, arricchire la personalità e condividere idee con l’alterità.
Heracles Symposium ha adibito una delle sale della palestra, la “Diagora di Rodi” alla realizzazione di spettacoli teatrali, concerti ed esposizioni.

Heracles Gymnasium